Chi siamo

Our main activity is Economy and Finance themes. We study the market development and the economical news coming from different countries in particular U.S., Europe and Japan. We elaborate all data by a software – Pythia – with the purpose to make forecasting about the trend of the most important Stock Exchange index and the process of the main currencies and commodities.

Il nostro pane quotidiano è lo studio di ciò che riguarda l'Economia e la Finanza. Seguiamo gli andamenti dei mercati e le notizie economiche provenienti dai vari paesi con particolare attenzione agli Stati Uniti, l'Europa ed il Giappone. Elaboriamo i dati tramite un software - Pythia - con lo scopo di effettuare previsioni sugli andamenti degli indici di borsa, sulle valute e sulle principali commodities.

PYTHIA takes the name by the priestess who pronounced the oracles at Delfi’s sanctuary.

In our case, take inspiration from the origin of the name, it is “our oracle” represented by an artificial neural Network with the purpose to pointout the future way of stock index, currencies and commodities.

PYTHIA trae il nome dalla sacerdotessa che pronunciava gli oracoli nel santuario di Delfi.

Nel nostro caso, ispirandosi all'origine del nome, rappresenta il "nostro oracolo" nelle vesti di una rete neurale artificiale

(ANN "Artificial Neural Network") che ha il compito di indicarci la direzione futura dei mercati azionari, delle valute e delle commodities.



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lunedì 15 settembre 2014

Più …..Pil per tutti!!!

E ora abbiamo un Pil….”nuovo di zecca”…. Le nuove linee guida di Eurostat hanno trovato un comodo escamotage per sopperire al problema della continua e perenne rincorsa ad abbassare il rapporto deficit/Pil.

Se nel “diabolico” rapporto proprio non ce la facciamo a diminuire il deficit, vuoi per il nostro sistema politico fagocitante, vuoi per le varie collusioni dello stesso con il sistema economico internazionale, perché non cambiare punto di vista?....proviamo ad aumentare il Pil!..ma la nostra economia nazionale è ben lontana, anche solo da una prospettiva di crescita. Allora i vertici hanno avuto questa “brillante” idea: inserire nel Pil anche i proventi illegali, che vengono cosi “ripuliti” allo scopo di “risollevare” le sorti economiche della nostra cara e morigerata, (ma in questo caso…forse opportunista?) Italia.
L’inclusione riguarda i  proventi presumibilmente derivanti dalle attività dello spaccio della droga, dello sfruttamento della prostituzione e dal contrabbando di sigarette.
Questa "semplice ... revisione" dei conti nazionali potrebbe rivalutare il PIL di un punto percentuale
 con la conseguenza che il rapporto di cui sopra (deficit/Pil) si potrebbe abbassare di 0,2 punti percentuali.

Che dire finalmente comprendiamo il senso delle parole di Monti quando affermava di vedere la luce in fondo al tunnel…..era il fuoco acceso delle prostitute!!!




venerdì 12 luglio 2013

Italiani!! Prendete i soldi (se ancora ne avete) e scappate!!


Tra poco più di un anno entrerà in vigore il Fiscal Compact e quindi da allora e per i successivi 20 anni dovremmo cercare di  riportare il debito pubblico dall’attuale 130% circa del Pil al 60%.

Quindi prepariamoci a subire nuove tasse e ulteriori tagli di spesa per il recupero di circa 50 miliardi di euro all’anno per venti anni!!

Facciamo un po’ di conti……..

I nostri governanti stanno tirando avanti da mesi il teatrino delle marionette per un si o un no dell’IMU sulla prima casa. Tutto per  portare nelle casse l’esiguo importo di circa 4 milardi di euro. Mesi  per rinviare o non rinviare  l’aumento dell’iva. Anche cosi non più di altri 4 miliardi di euro.  Come anche  l’introduzione di una nuova imposta di consumo del 58,5% su sigarette elettroniche e relativi liquidi. Ma quanto devono ancora escogitare per raggiungere le cifre di cui sopra?

A questo punto viene spontaneo chiedersi quale potrebbe essere il comportamento dei  governi del prossimo ventennio di “dittatura finanziaria”? La storia ci insegna qualche cosa.

Negli ultimi vent’anni i vari governi che si sono avvicendati in Italia, di qualsiasi schieramento politico siano stati, ci hanno avuto imposto  tutti la stessa ricetta: 20% di tagli di spesa e  80% di nuove tasse.

Quindi il conto è presto fatto!! Aspettiamoci circa 10 miliardi di tagli di spesa pubblica! Ma cosa penseranno di tagliare?

Ovvio che gli F35 non si toccano! Neanche il Parlamento può opporsi, come ha ammonito il Consiglio supremo della Difesa in un comunicato, diffuso al termine di una riunione tenutasi al Quirinale e presieduta dal capo dello Stato, Giorgio Napolitano.

Tagli agli sprechi e ai privilegi? Difficile! visto che su questi si basa gran parte del consenso elettorale di alcune forze politiche.

Ma a questo punto viene da chiedersi…. Ma che fine ha fatto la spending review? Vi rispondo io.

La spending review  conteneva una serie di disposizioni mirate al contenimento della spesa pubblica corrente che avrebbero dovuto liberare  svariati miliardi di euro da destinare alla riduzione della pressione fiscale (ah! ah! ah!).

 Innanzitutto avrebbe dovuto occuparsi del costo del personale della pubblica amministrazione. La previsione era un taglio fino al 40% del personale amministrativo, arrivando ad “intaccare” anche gli organici delle forze armate.

Poi si sarebbe provveduto alla razionalizzazione del patrimonio pubblico riducendo le spese dei Ministeri, fino, addirittura, all’abolizione delle Province (????). .

Ad oggi di tutto ciò cos’è stato effettivamente realizzato? Praticamente nulla!!

 La “barzelletta” della “spending review” trova conferma nel fatto che dagli stessi documenti ufficiali della Finanza Pubblica risulta che i consumi intermedi della pubblica amministrazione sono previsti nel 2017 in aumento.

Una spending review che “espande” la spesa pubblica invece di ridurla!

Comunque resta sempre possibile la “ricetta greca”. Ingredienti? taglio di qualche migliaio di dipendenti pubblici ed ai “fortunati” che restano una bella riduzione a metà dello stipendio; cancellazione dell’assistenza sociale; limitazioni alle pensioni. Così ci saranno immediatamente disponibili  una decina di miliardi!

Peccato che  manchino ancora all’appello circa 40 miliardi l’anno per venti anni!!!!

Da dove si possono prelevare?

Ma dalla ricchezza degli italiani, naturalmente! Questa, da sempre, costituisce una preda golosa per i sempre affamati e ingordi burocrati.

In base ai dati resi noti da Bankitalia, sappiamo che il patrimonio degli italiani è costituito da:

Attività reali  per circa 6.000 miliardi di euro

Attività finanziarie per circa  3.500 miliardi di euro

Passività finanziarie per circa 900 miliardi di euro.

Queste due macro classi di attività, dedotte dalle passività, costituiscono la ricchezza netta degli italiani. Il suo ammontare è pari  circa a 8.600 miliardi di euro.

Qualche tempo fa, il Capo Economista della Commerzbank, Jörg Krämer,   ha auspicato l'applicazione di un'imposta patrimoniale del 15% sulle attività finanziarie in possesso dei risparmiatori italiani (titoli di stato, obbligazioni, depositi, e via dicendo). Questa era stata vista come un’ottima “ricetta” per  ridurre il debito pubblico entro il 100% in ragione del Pil.

Ora, se mai questa “ricetta” venisse applicata,  cerchiamo di capire come gli italiani potrebbero essere “depredati” dei loro risparmi.



Ricchezza mobiliare ed immobiliare delle famiglie italiane in miliardi di euro                                                                        

                                                                           

Abitazioni                                                        5.027

Fabbricati non residenziali e Terreni                    588

Oggetti di valore                                                 125

Impianti, macchinari, attrezzature, avviamenti       237

Totale                                                             5.977

E’ evidente come la parte prevalente della ricchezza è costituita da abitazioni ed è già tassata dall'IMU e da altre imposte. Le stesse imposte che gravano sui fabbricati non residenziali e sui terreni.

Gli oggetti di valore, essendo per lo più costituiti da beni non registrati (oro, gioielli, oggetti di antiquariato,  dentiera del nonno)  sfuggono alla possibilità di poter essere tassati, per il semplice fatto che il fisco  non ne conosce la collocazione e quindi la proprietà.

 Gli impianti, i macchinari, le attrezzature e  gli avviamenti, rientrando per lo più nelle disponibilità delle imprese per l'esercizio delle proprie attività,  potrebbero essere tassati, ma con un maggior aggravio sulle imprese stesse che già scontano livelli di prelievo fiscale vicino al 70%

I “furbacchiotti” che ci mal governano potrebbero nascondere il maggior prelievo fiscale rivalutando le rendite catastali (già abbondantemente rivisitate) e aggiungendo qualche punto percentuale  al prelievo (già esageratamente esoso) IMU. Ovviamente una tassazione di questo genere, anche solo di qualche punto percentuale,  farebbe precipitare il valore degli immobili.

Oltretutto, sempre i nostri “mal-governanti “sembra non sappiano che il possesso di  immobili non equivale al possesso della liquidità necessaria a pagare le imposte!

Quindi è ovvio che gli effetti di un intervento di questo genere sarebbero fortemente recessivi.

Certo che l’operazione sarebbe mascherata da una cortina fumogena “condita” ad hoc da esenzioni per prima casa (non si tocca!!), da una maggiore progressività ottenuta attraverso estrosi calcoli, e da detrazioni dal valore degli immobili gli eventuali mutui (no!! Dai!! stavo scherzando!! Non posso immaginare tanta…onestà!!).

Vediamo, ora, qualcosa sulla ricchezza finanziaria

Ricchezza finanziaria delle famiglie italiane in miliardi di euro                                                                                      

                                                                                           

Contanti                                                                         114

Depositi bancari e postali                                                983

Crediti commerciali                                                        100

Debito pubblico                                                             184      

Obbligazioni e titoli e fondi                                          1.488

Azioni e partecipazioni societarie                                    698

Riserve tecniche di assicurazioni                                     680

Prima strategia: togliere il denaro contante. E' chiaro che tassare il contante, fino a quando questo rimarrà tale, sarà  impossibile. Per questo motivo, buona parte  del mondo politico, con l’aiuto di giornalisti di parte, è favorevole ad una progressiva abolizione del denaro contante. In tal modo, obbligatoriamente, questo verrebbe depositato nelle banche e quindi diverrebbe individuabile da parte del fisco, facendo emergere nuova materia imponibile da colpire.

 Per quanto riguarda le riserve assicurative….beh lì c’è da stare   tranquilli, con  governi sempre più proni ai voleri dei potenti lobbies finanziarie!

Un’imposta patrimoniale feroce potrebbe, invece,  colpire i fondi pensione e i fondi assicurativi, verso i quali si è cercato di  attirare un gran numero  di risparmiatori con  la speranza di  integrare (o forse più realisticamente: sostituire)  la sempre più "insperata" pensione erogata  dai vari enti previdenziali.

Gli investimenti finanziari (ossia in titoli di stato, obbligazioni, fondi comuni, azioni ecc), per loro natura, si prestano ottimamente  ad essere colpiti dal fisco.

Ovviamente, come per gli immobili, anche in questo caso assisteremo alla caduta dei loro valori sui  mercati finanziari.

Per  i titoli di stato vale un ulteriore rafforzamento alle usuali diaboliche manovre fiscali.

Si potrebbe, cioè, operare una “compensazione” tra il  rendimento e il debito d’imposta che potrebbe  scaturire dalla sua tassazione; trasformando cosi il risparmiatore-creditore in contribuente-debitore. In tal modo diminuirebbero gli  interessi debitori previsti o, nel caso, il capitale alla scadenza del titolo potrebbe essere decurtato. E, senza eufemismi, definirei questa operazione un default mascherato da tassazione.

Le obbligazioni bancarie, potrebbero essere facilmente sottoposte ad untaglio, cosicché  il risparmiatore si ritroverebbe, involontariamente,  a contribuire al salvataggio di qualche banca di medie o grandi dimensioni  che potrebbe trovarsi in stato di difficoltà. Cipro docet!

Ma di soldi ne servono proprio tanti e per tanti anni!! E’ quindi possibile che si possa arrivare  alla vendita dei famosi “gioielli di Stato”.

Cosa farebbe  il buon padre di famiglia in questi casi? Venderebbe i propri beni al miglior offerente! Cosa fanno i nostri politici? Svendono ai loro migliori amici!!

Immaginate , però, che fortuna per i grandi investitori stranieri!! Potranno acquisire immobili, aziende, marchi, titoli azionari italiani a due soldi, anzi,….a due euro!!!

Non ci credete? Pubblicherò un post su questo argomento!

Chi ci guadagnerà da questi ipotetici (ma non troppo) interventi finanziari? Non certo gli Italiani!! Loro ne usciranno sicuramente devastati anche  peggio dei Greci. E la devastazione, si sa, è terreno fertile per i germi della violenza!!

Le soluzioni? Innanzitutto, rivedere al più presto i trattati europei e chiedere il conto a chi ci ha portato nel baratro (e anche oltre!!)!

E……tutto inizierà tra esattamente tra 538 giorni! Siete ancora in tempo!

 P.S  a tutto questo dobbiamo aggiungere i soldi (tanti!!) che dobbiamo all’Europa per aver aderito al MES …. Ma questa è un’altra storia …

giovedì 14 febbraio 2013

Andamento dell'economia della zona euro


L'economia della zona euro negli ultimi tre mesi del 2012 è andata  peggio delle  previsioni di quegli economisti prezzolati incaricati  di diffondere notizie edulcorate.
 Il declino è stato profondo nonostante qualche “dotto” vedesse da tempo luci in fondo al tunnel e chi sa ....... forse sentiva anche voci che gli suggerivano di essere l’unto del Signore , Salvatore della Patria, Profeta delle Banche e Paladino dell’Euro.
Il prodotto interno lordo, nella UE ha registrato una contrazione del 0,6% rispetto al trimestre precedente ed è sceso dello 0,5%  in relazione a tutto il 2012.
Italia e Spagna pagano più degli altri la loro debolezza con una contrazione del Pil nel quarto trimestre pari allo 0.9% per la prima e dello 0.7% per la seconda.
Così, mentre il presidente della Bce Mario Draghi  “vede segni di contagio positivo e il miglioramento delle condizioni finanziarie in tutta la regione”, ( la BCE stà vedendo la fine della crisi dal gennaio 2012) la domanda interna in tutta la zona euro è destinata a rimanere depressa dalle politiche di bilancio di molti paesi, dalle condizioni del credito, dalla disoccupazione, e dal limitato potere d'acquisto dei consumatori, a tutto questo va aggiunto il problema Cipro che si fa sempre più pressante.

mercoledì 23 gennaio 2013

Nuovo record del rapporto Debito/PIL in Italia 127.3%.


 Come avevamo ampiamente previsto e anticipato sia durante i corsi che i convegni tenuti presso l’Associazione Culturale “EXPANDIT CULTURAE” la situazione continua a peggiorare.
Secondo  Eurostat, nel terzo trimestre del 2012, il rapporto debito/pil dell'Italia è balzato al nuovo massimo storico, ovvero al 127,3%. Il peggioramento è sia sua base trimestrale - nel secondo trimestre era del 126% - sia su base annua - nello stesso periodo del 2012 era pari al 119,9%.
Le politiche di austerity hanno dato il risultato previsto, il peggioramento della situazione.


Riguardo ai 17 paesi che compongono l'Eurozona, il rapporto debito/Pil dell'area, sempre stando ai numeri di Eurostat, è salito al 90%, + 0,1% su base trimestrale e +3,2% su base annua. Il debito pubblico dell'Italia si conferma il secondo in termini assoluti dopo quello della Germania, pari a 2.150 miliardi di euro, e secondo anche in termini di incidenza sul Pil dopo quello della Grecia, dove il debito è pari al 152,6%.
Il terzo posto nella classifica dei rapporti debito/Pil più alti va al Portogallo, al 120%, seguito dall'Irlanda con il 117%.



mercoledì 24 ottobre 2012

Analisi dell’andamento del Pil


Analisi dell’andamento del Pil e confronto tra i Presidenti del Consiglio dei ministri.

Qualche allievo mi ha chiesto un giudizio, strettamente economico, riguardo i vari Governi che si sono succeduti  negli ultimi anni.

Un primo indicatore è dato, senza dubbio, dall’andamento del PIL, o meglio ancora, andamento del nostro  PIL  in confronto alla media UE.

Analizziamo i dati:

PIL ITALIA UE Diff. Italia UE
Dini/Prodi 1996 1.1% 1.8% -0.7%
Prodi 1997 1.9% 2.8% -0.9%
Prodi/D'Alema 1998 1.4% 2.9% -1.5%
D'Alema 1999 1.5% 3.0% -1.5%
D'Alema/Amato 2000 3.7% 3.9% -0.2%
Amato/Berlusconi 2001 1.9% 2.1% -0.2%
Berlusconi 2002 0.5% 1.3% -0.8%
Berlusconi 2003 0.0% 1.5% -1.5%
Berlusconi 2004 1.7% 2.5% -0.8%
Berlusconi 2005 0.9% 2.1% -1.2%
Berlusconi/Prodi 2006 2.2% 3.3% -1.1%
Prodi 2007 1.7% 3.2% -1.5%
Prodi/Berlusconi 2008 -1.2% 0.3% -1.5%
Berlusconi 2009 -5.5% -4.3% -1.2%
Berlusconi 2010 1.8% 2.1% -0.3%
Berlusconi/Monti 2011 0.4% 1.5% -1.1%
Monti 1 sem 2012 -2.1% -0.1% -2.0%
Media 0.7% 1.8% -1.1%


Il dato sconsolante è che nessun primo ministro è riuscito a fare meglio della media UE. Mediamente l’Italia ha perso più dell’un percento annuo.

Comunque proviamo  a stilare una classifica  tra i  singoli
crescita PIL Diff. Italia UE
Amato 2.8% -0.2%
Dini 1.1% -0.7%
Berlusconi 0.3% -1.0%
D'Alema 2.2% -1.1%
Prodi 1.2% -1.2%
Monti -0.9% -1.6%

Il migliore, o se preferite, il meno peggio è stato il Presidente Amato.

Il peggiore in assoluto è il Governo Monti. Sembra un paradosso,  il governo dei tecnici fa molto peggio dei già scarsi Governi dei politici.